A volte ritornano. Dopo anni di turbocapitalismo selvaggio, di risatine e sopraccigli inarcati quando si nominava il vecchio barbuto, ora siamo alla fase della riscoperta. Ecco, Marx torna in scena per ragguagliarci sulle sorti del capitalismo globale. E’ pure vero che il nostro, ai suoi tempi, si era concentrato sul capitale produttivo, e poco conto aveva dato al capitale finanziario, cosa che invece farà poco dopo nel 1909 Hilferding con Il capitale finanziario, eppure proprio lui, più di altri in questi giorni ritorna. E con questo si invera in parte l’ipotesi di Weber che, pur senza risparmiargli le sue critiche, aveva previsto in tempi non sospetti la possibile rivincita di Marx segnalando che se “il potere privato delle classi capitaliste con la loro spericolata ricerca di profitto non fosse stato bilanciato e arginato dal potere dei rappresentanti politici dell’interesse pubblico, allora in quel caso si sarebbe potuta realizzare la profezia di Marx sul collasso del capitalismo”. Solo che per Weber questo non sarebbe avvenuto per le contraddizioni intrinseche e insanabili del sistema, ma a causa del malcontento e del caos sociale. Qui invece ci sono entrambe. Il turbo capitalismo di fine XX secolo ha fatto piazza pulita dei vincoli e dei controlli, ha imposto il suo gioco fino allo sfacelo, aumentando la frequenza, la portata e l’intensità delle crisi. Ora né Marx né Weber potevano prevedere il degrado del nostro ceto politico anche se conoscendo bene la natura umana non si sarebbero meravigliati più di tanto nel vedere i tipi umani che siamo stati capaci di mantenere, a destra come a sinistra, in questi anni al governo tra gli scanni di una parvenza di democrazia funzionale agli interessi particolari e non al benessere collettivo. Benvenuta la crisi, quindi, e bentornato il conflitto, come dimensione fisiologica della convivenza democratica. Ora immaginiamo due scenari: il primo prevede un happy end, il secondo no. Il nessuno dei due casi il capitalismo uscirà di scena, ma nel primo caso si trasformerà, ci sarà un percorso volontario di exit dai consumi compulsivi, il recupero della buona vita, una maggiore capacità di redistribuzione della ricchezza socialmente prodotta, un rallentamento dei tempi sociali, passioni forti che durano oltre il mese di luglio. Nel secondo caso, lo scenario è cupo: potere autoritario; leggi speciali; miseria per molti e ricchezza per pochi; fedi al dito per famiglie mononucleari; tentativo di fregare ai propri fratelli i beni in comune; abbandono di cani-amici alla stazione in agosto per poi, una volta alleggeriti del peso, “evadere” nel gorgo di auto dei vacanzieri. In breve, il mondo delirante che abbiamo già conosciuto, solo un po’ peggio. Ora, venute meno le ipocrisie sulla bontà del libero mercato, tocca scegliere tra la feroce volgarità del regime capitalista e la sensibile bellezza dei bucaneve, capaci di spuntarla nonostante le avversità dei rigidi inverni come a Zuccotti park.
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